È arrivato il momento di conoscere i giochi cinesi

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Il rapporto di amore-odio della Cina con i videogiochi

Oggi la Cina ospita alcune delle case di sviluppo più grandi all’interno del panorama videoludico mondiale.

SU PC E CELLULARE

Nel 2018, un sondaggio ha rivelato che le entrate derivanti dal mercato dei giochi cinesi rappresentavano un quarto di quelle globali, il che ha riservato ai cinesi una posizione di prestigio tra i colossi dell’industria.

La Cina e il gaming

Il primo contatto della Cina con l’industria videoludica risale agli anni ‘80, quando vennero lanciate sul mercato mondiale le prime console casalinghe e il concetto di stanza da gaming cominciò a prendere piede. All’epoca, erano i giochi giapponesi a farla da padroni. La Nintendo Famicon, infatti, aveva conquistato la fetta maggiore del mercato dell’est asiatico. Pertanto, non c’è da meravigliarsi se i videogiochi cinesi facevano fatica a emergere.

Fu la crescita economica a favorire la richiesta per i giochi cinesi, oltre a una classe media sempre più desiderosa di provare i giochi arcade comodamente dal proprio divano.

Ma uno dei grattacapi della Nintendo erano proprio i costi di importazione al 130% su video games e hardware.

All’interno del mercato cinese, si creò una specie di zona grigia. In pratica, si fabbricavano console contraffatte a costi nettamente inferiori a quelli delle console Nintendo importate dal Giappone. Perciò, si può dire che gli anni ‘90 videro la nascita di una nuova generazione di giocatori, anche grazie all’incapacità del governo cinese di tutelare la proprietà intellettuale.

Col passare degli anni, le preoccupazioni del governo circa l’effetto dei videogiochi sui più giovani aumentarono esponenzialmente e nel giugno del 2000 si trovò una soluzione.

Il governo cinese, infatti, varò una legge che vietava la produzione, l’importazione e la vendita di console e arcade. Certo, come si può immaginare, il divieto non era assoluto.

Seppur con qualche restrizione sul bacino a cui attingere, i ragazzi e le ragazze cinesi potevano giocare sia alla Playstation che alla Nintendo, il che bastò a dare vita a una solida base di utenti.

Per i giochi cinesi online, la vera svolta avvenne quando i giocatori decisero di sfruttare un vuoto legislativo sulla nuova regolamentazione.

I giochi per PC, ad esempio, non rientravano nella legge che era stata appena approvata. Così, di concerto all’ascesa di Internet e degli annessi internet point sparpagliati in tutto il Paese, la nuova generazione di giocatori si tuffò a capofitto nei giochi cinesi online più in voga dell’epoca.

Per gli amanti dei giochi cinesi online, gli internet point divennero ben presto un luogo di ritrovo, in cui si poteva partecipare a eventi, noti come LAN party, che ricreavano l’ambientazione ideale per avvincenti giochi MMO, giochi RPG e gli incantevoli giochi visual novel.

I giganti del mercato videoludico cinese

Le società che gestiscono il mercato dei videogiochi cinesi sono essenzialmente tre. Non ne rappresentano solo la vera forza motrice, ma sono soprattutto le menti dietro i migliori giochi cinesi del momento.

Tencent

Considerata la più grande società videoludica dell’industria globale, la Tencent ha sede a Shenzhen. Nel 2021, era quotata in Borsa per circa un bilione di dollari. Nell’arco del 2020, la sua sezione dedicata alla produzione di videogiochi cinesi ha generato 23,79 miliardi di dollari di proventi.

Ne è passato di tempo dal suo primo esperimento “QQ Tang” nel 2004, quando, col suo gioco arena di battaglia multiplayer online (MOBA) “Honor of Kings”,

Tencent ha fatto schizzare il titolo e l’intero marchio in vetta alle classifiche. Tra i vari giochi multiplayer, “Honor of the Kings” è ben presto diventato il gioco col maggior numero d’incassi della storia, nonché il gioco più scaricato su cellulare al mondo.

Grazie alla propria console chiamata TPG, molti titoli targati Tencent sono saliti alla ribalta, tra cui anche i famosissimi League of Legends e PlayerUnknown’s Battlegrounds (PUBG).

Successivamente, una sussidiaria di Tencent ha dato vita a Call of Duty: Mobile, che ha raggiunto più di 3

Perfect World

Un tempo nota come Perfect World Games, la Perfect World è stata ideata e fondata da Chi Yufeng e sviluppa ancora oggi moltissimi giochi cinesi per il mercato del multiplayer online.

A soli tre anni dal suo lancio ufficiale, era già stata inserita nel listino delle società tech con più alta capitalizzazione di mercato del Nasdaq, il principale mercato azionario statunitense.

Va ricordato poi che la Perfect World Games ha regalato ai giocatori cinesi alcuni degli eSports più popolari del momento.

Proprio grazie all’accordo che ha sancito la Perfect World Games come unico partner cinese, la Valve è riuscita a sviluppare titoli come Counter-Strike: Global Offensive (CS:GO) e Dota 2.

NetEase

Fondata nel 1997, la NetEase era stata pensata per l’investimento nei motori di ricerca e nella sfera del digitale. Da allora, produce servizi di intrattenimento online, occupandosi anche dello sviluppo di giochi per cellulare e giochi online.

Alcuni dei videogiochi cinesi a opera di NetEase che potresti conoscere sono Tianxia III, Heroes of Tang Dynasty Zero, Nostos, e Onmyoji.

Grazie a collaborazioni con case di sviluppo e di produzione di tutto il mondo, la Cina ha saputo legarsi indissolubilmente ad alcuni mostri sacri dell’industria.

Per esempio, NetEase collabora ormai da anni con Blizzard Entertainment, piazzando titoli come Overwatch e World of WarCraft anche sul mercato occidentale.

La NetEase ha inoltre potuto sviluppare e gestire le versioni cinesi di questi giochi e fare in modo che avessero maggiore presa sul mercato di casa.

I giochi cinesi: tratto fondante di un’intera cultura

Il gioco ha da sempre abitato il tessuto sociale e culturale cinese. In vista del Capodanno, i cinesi amano riunirsi in famiglia o con gli amici per giocare assieme.

Il gioco cinese più diffuso in assoluto è senza dubbio il “Mahjong”, un gioco che, per certi versi, si avvicina alla nostra Scala 40.

La Cina è anche la nazione che ha partorito alcuni dei giochi da tavolo più antichi del mondo. Si dice, infatti, che il Go sia il gioco cinese da tavolo più antico tuttora in voga, risalente a più di 2.500 anni fa.

Per alcuni, è uno dei giochi puzzle che più alletta i cinesi. Improntato principalmente su mosse d’astuzia, il gioco consiste nel muoversi su una scacchiera (“goban”) per conquistare la propria zona e circondare l’avversario con pedine in gergo dette “pietre”.

Tra i giochi cinesi, persino la famosissima Dama cinese ha valicato i confini di casa, diventando uno dei giochi a biglie più celebri fuori patria.

Per gli spiriti meno competitivi, esistono i giochi per gli appassionati di cucina, che spopolano soprattutto tra i più giovani. Si tratta di veri e propri giochi casual online che hanno contribuito a illuminare il pubblico su tecniche di cucina e antiche ricette, senza troppe pretese e in modo coinvolgente.

Come creare ponti tra culture

Stando alle statistiche, la Cina è oggi il mercato con il più grande numero di parlanti madrelingua. Inoltre, i dispositivi iOS acquistati solo in territorio cinese ammontano a circa 242 milioni. Dunque, è facile intuire perché saper lanciare i giochi cinesi sia una cosa imprescindibile per gli sviluppatori.

Per poter produrre titoli che destino larga eco in Asia come in Occidente, è fondamentale cogliere le differenze culturali. Ecco alcuni aspetti da cui non si può prescindere.

  • Localizzazione

Ogni volta che qualche sviluppatore ha provato con scarso successo a portare oltreoceano un titolo famosissimo in Occidente, la ragione del fallimento è stata attribuita alla scarsa attenzione nei confronti della traduzione. Ma, anche in questo caso, tradurre non significa automaticamente avere presa sul pubblico cinese.

Ecco perché alcuni studi di sviluppo come Activision e Valve hanno intrapreso una collaborazione con le case di sviluppo cinesi, facendo in modo che i propri giochi fossero interamente “localizzati”, ovvero che soddisfacessero le aspettative del pubblico cinese, sia dal punto di vista del contenuto, che della grafica.

Tuttavia, il processo di localizzazione potrebbe richiedere un completo stravolgimento della trama qualora il pubblico cinese faccia fatica a rispecchiarvisi.

  • Giochi “Freemium” con acquisti in-app

Capire le modalità di gioco predilette da un determinato pubblico è l’altro grimaldello per lanciare qualche gioco cinese col botto. In Cina, i giocatori preferiscono effettuare acquisti in-app per poter migliorare il proprio gameplay di titoli noti come “freemium”.

Chi gioca ai giochi casual, ad esempio, paga il doppio in acquisti in-app rispetto al resto del mondo.

È essenziale, quindi, che gli sviluppatori favoriscano gli acquisti in-app tramite piattaforme di pagamento compatibili con quel territorio. La disfatta di Supercell del 2013 relativa al lancio del suo Clash of Clans è proprio legata a questo. In sostanza, i giocatori erano costretti a effettuare acquisti in-app su Google Play per sbloccare nuovi livelli e oggetti. Peccato che “Google Play” non equivalga a “servizio di distribuzione digitale” nell’est-asiatico. La conseguenza? I giocatori hanno abbandonato il gioco senza pagare nessun’altra aggiunta.

  • Canali social, strategie di marketing e giochi cinesi gratis

Come e dove vendere ai giocatori cinesi è un altro aspetto vitale per gli sviluppatori e gli editori. Tencent, per esempio, non è solo uno dei principali sviluppatori di giochi cinesi gratis, ma è anche la piattaforma di messaggistica veloce più usata in Cina.

Sfruttare al meglio il marketing organico, ovvero il traffico gratuito, è un altro tassello fondamentale. Il re dei motori di ricerca e dei giochi cinesi gratis è Baidu e da solo gestisce l’80% del traffico online. Per quanto riguarda, invece, l’intrattenimento e le notizie, le nuove uscite vengono solitamente annunciate su ByteDance, la società madre di TikTok, social ormai esploso anche in Occidente.

Nell’ultimo anno, tuttavia, il governo cinese ha continuato a inasprire le sue misure contro i giochi cinesi. Il governo di Pechino ha infatti adottato misure restrittive sui i tempi di esposizione dei giovani ai videogiochi, permettendo solo tre ore a settimana nella maggior parte dei casi.

Malgrado la stretta del governo, le società che abbiamo elencato continuano a perorare la causa dei videogiochi cinesi.

Naturalmente, quelli che ti abbiamo citato sono gli studi di sviluppo che meglio comprendono il mercato videoludico cinese, ma esistono tante altre case di sviluppo che possono contribuire a superare le barriere culturali e, di conseguenza, promuovere più giochi cinesi.

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